Chi ha avuto una colica renale sa che il dolore è paragonabile a quello di un parto. Ma c’è un secondo dolore, più sottile e prolungato: l’incertezza alimentare. Una volta dimesso dall’ospedale, o finita la terapia in casa, con il calcolo espulso (o in attesa di esserlo), il paziente si ritrova con un foglietto di dimissioni sbrigativo e una domanda assillante: “E ora cosa mangio?”