Additivi alimentari: ma fanno davvero male alla salute? – con Aggiornamento

Nota di aggiornamento (2026): Cosa dicevamo nel 2012 e cosa è cambiato oggi

Questo articolo fu pubblicato originariamente nel gennaio del 2012 e fu uno dei pezzi storici che, all’inizio del blog, generò un vero e proprio boom di visualizzazioni. Rileggendolo a distanza di oltre un decennio, abbiamo deciso di riproporlo aggiornandolo alle nuove evidenze scientifiche. Ma cosa dicevamo all’epoca e cosa sappiamo oggi? Nel 2012 il dibattito si concentrava soprattutto sulle dosi e sulla “necessità” industriale di usare queste sostanze per conservare il cibo, in attesa che l’EFSA (l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) completasse la sua titanica revisione su tutti gli additivi autorizzati. Oggi quello scenario è radicalmente mutato, in modo molto più restrittivo. Molte certezze di allora sono crollate: sostanze che consumavamo quotidianamente sono state declassate o severamente vietate. L’esempio più lampante è il colorante biossido di titanio (E171), oggi bandito in Europa per potenziale genotossicità, o l’aspartame, finito sotto la lente dell’OMS. Inoltre, il focus clinico si è spostato. Oggi la medicina non guarda più solo alla singola sigla “E” stampata in etichetta, ma punta il dito contro i cosiddetti “Cibi Ultra-Processati” (UPF): formulazioni industriali concepite per essere iper-appetibili e a bassissimo costo, in cui il cocktail di additivi si unisce a grassi e zuccheri di scarsa qualità. Di seguito trovate il nostro articolo originale, ripulito e aggiornato ai rigorosi standard clinici e normativi odierni.

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